Perché i ragazzi lasciano la scuola? Lo chiediamo a Francesca Bilotta, esperta di educazione

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WeWorld: Quali cause ritenete vi siano alla radice della disaffezione dei ragazzi per la scuola e quindi per la dispersione o addirittura l’abbandono, che l’indagine di WeWorld, Fondazione Agnelli e Ass Trentin “LOST Dispersione scolastica: il costo per la collettività. Il ruolo di scuole e terzo settore” ha stimato causare un danno di miliardi la nostro paese?

Francesca Bilotta: La prima causa è il sistema stesso d’istruzione, che in molti contesti, specie quelli con elevati indici di disagio sociale, non è adatto ad interagire con ragazzi che hanno alle spalle, esperienze sociali complesse. Al Sud in particolare c’è una relazione più stretta tra abbandono e criminalità, al Nord invece una delle cause è la debolezza dei processi di integrazione dei ragazzi migranti.

WeWorld: La vostra azione come quella di WeWorld nell’ambito del programma nazionale contro la dispersione scolastica Frequenza200, ha un chiaro fine politico, ed è una richiesta esplicita alle istituzioni perché facciano meglio e di più, cosa per esempio?

Francesca Bilotta: Ci vuole una didattica più innovativa, che garantisca veramente l’istruzione a tutti. Specie a coloro che nelle aree  degradate con alti indice di criminalità e disagio sociale. Il punto è che anche quando apparentemente i ragazzi frequentano i risultati non sono soddisfacenti,  i ragazzi non imparano nulla, perché non sono motivati. Si sta in classe per annoiarsi.

WeWorld: I vostri interventi come riescono a ricreare la passione per la scuola? E perché le istituzioni a volte non ci riescono?

Francesca Bilotta: I nostri interventi, come molte altre azioni di contrasto alla dispersione scolastica, riguardano il contesto intra ed extrascolastico scolastico, coinvolgendo docenti, studenti, famiglie. Promuoviamo dei momenti di consultazione per docenti e per i ragazzi.

WeWorld: Dando un ruolo anche ai ragazzi…

Francesca Bilotta: Si tratta di una metodologia peer to peer, ovvero basata sulla relazione tra pari per favorire la partecipazione dei ragazzi più a rischio. Abbiamo proposto questa metodologia al MIUR. Come spesso accade le buone pratiche e ce ne sono tante come la nostra, non sono durature, perché, come ha evidenziato LOST. Dispersione, manca un processo di sistematizzazione, una politica di indirizzo delle reti di scuole e terzo settore, che non può che toccare alle istituzioni, al MIUR in collaborazione con gli enti locali. Il terzo settore può aiutare nel promuovere una didattica innovativa  ma la risposta deve venire prima di tutto dalle scuole.
 
Francesca Bilotta, Responsabile Dipartimento Educazione Save the Children Italia. Da alcuni anni l’organizzazione è attiva in Italia con progetti di prevenzione della povertà educativa.